Indivhappiness (easy tutorial for individual happiness)

Ogni arte sportiva è una metafora, sembra.
Il tiro al bersaglio rappresenta la ricerca della felicità.
Per tutti i tiratori, la felicità è solo quel punto nel centro
fra mille e mille punti d’infelicità tutt’intorno immerso
e ciascun tiratore nel tempo apprende che la conquista
di quel punto significa dura applicazione, dedizione, intelligenza

Per ciscuno di noi è ancora più difficile
perché il nostro bersaglio nessuno è in grado d’indicarcelo,
camuffato, confuso nella penombra, seppellito dai nostri pregiudizi …
fortunato chi lo trova, ma poi deve riuscire a far centro,
applicandosi, dedicandosi, estenuando l’intelletto,
altrimenti soffrirà molto più degli altri

E allora, per essere felici?
O si riesce a sviluppare una mira eccezionale,
soffrendo e portando tanta pazienza,
o non c’è altra strada che il protocollo delle tre P:
pazienza, pazienza, pazienza
e delle tre S: sofferenza, sofferenza, sofferenza

ah, c’è anche altro: la felicità è come la rugiada
molto prima di mezzodì se n’è già andata,
il volto di giovinetta è invecchiato in un istante
e il suo tenue braccio con un movimento incerto
indica qualcosa in lontananza, che ci farà felici …

Vicious circle

 

ah, possedere la genialità dei maestri esoterici

che frugando nella spazzatura degli altri saperi

distillano preziosi lenimenti per le anime in affanno …

 

e nel mentre ispirati alleviano, molto umanamente,

neanche molto alternativi ai vampiri di nero vestiti,

trovano il modo di concentrar i benefici ne’ lor portafogli

 

non a caso nel pacchetto dell’offerta brilla la reincarnazione

cosicchè tutti i fedeli rafforzano la loro adesione

il prossimo giro sperando di nascer maestri

il linguaggio dei fiori

i segni della primavera rinforzano

e le foglioline cominciano timide a dispiegarsi

seguo con lo sguardo un gregge

che si muove lentamente e compatto

e penso che anche i lupi, fra di loro, sono pecore

e a nostra volta anche noi, fra di noi, siamo come pecore e come lupi …..

ma perché suona così imperdonabile accorgersene, riconoscersi gregge,

se tutte le alternative si sono rilevate sempre ben peggiori?

 

il mio prato è già pieno di fiorellini colorati

e là vicino all’albero, tra le margherite, c’è anche un giallo narciso

Fiocco azzurro

Meraviglia, stupore, è nato un fantolino!

Forse non proprio lui , che tra noi è sempre stato, ma il suo nome.

La sua presenza del resto sempre tutti han trascurato

ma solo fino ad oggi chè la levatrice l’ha transumanato.

 

Non arriva dal nulla per l’appunto

e il fratello maggiore da tempo l’aspettava

avendo egli nei secoli ricevuto sacre lodi e magnanime espressioni,

ma anche illazioni, sospetti e sonori pernacchioni

 

il fantolino è tutt’altro che simpatico,

ma anche la notte ha solo pochi sostenitori,

e chissà quale dispettosa dea ha voluto far di me l’oracolo

per tenere a battesimo quest’infido esserino: l’antimiracolo.

 

Però da ora le grandi folle da pie tensioni assunte ed assorbite,

che rivolgono lassù canti e struggenti devozioni

avendo constatato che l’unghietta incarnita di zia Pina

s’è risolta con un pediluvio nel sacro fonte dalla sera alla mattina,

 

hanno l’obbligo moral di far memoria anche della quercia

che di botto s’è schiantata sul serpentone della processione

facendo tosto salire di devoti una decina ad ascoltar angeliche armonie

o del torpedon di sacre mete che volando giù dal ponte non è salito al cielo