fuori/dentro

Se tu fossi a New York oppure a Parigi o Mosca o a Shangai,

saresti forse più felice, ti angosceresti di meno?

veramente la noia ti morderebbe con denti meno affilati?

sì, da giovane ci confidavo disperatamente,

sperando che fosse la terra a decidere del fiore

 

solo dopo molto tempo sono riuscito ad accettare

che se sei un tulipano sbocci anche nella brulla Patagonia,

se lo sei

questioni ereditarie

Non son cecco, non son sordo, sono appena un po’ balordo

fritta l’alma, franto il cuore da un mio intimo dolore:

 

i leopardi rimpiango che nei pascoli brucavano

e gli ungaretti inerpicantisi pe’ l’aspro montale,

i miti manzoni che aprivan sul campo longanesi solchi

poi l’annunzio: tutti in tavola pe’ l’ariosto co’ carducci

 

annegata in formalina la poesia monumentale

zitti, attenti e ricettivi attendiamo l’istruzione,

il tutorial protocollo con un link multimediale

che l’influencer onnisciente senza fallo fornirà

 

la poesia in digitale si consuma in un timelapse

un’occhiata e via veloci, l’attenzione è già più in la

che la lacrima evocata cade spersa e frastornata

sull’ardita spiegazion di come fare una frittata

 

siamo irosi, invidiosi, infastiditi dal cervello

niente supera in urgenza il colore del capello

quereliamo seri seri i nostri errori e delusioni

colpa di vaccini e clima, giacchè mica siam coglioni!

 

risolutamente seguendo la nostra ombra poi

sorseggiando i versi antichi, pietrificati e scoloriti

come d’amaro assenzio il palato s’insapora …

poveri quelli per cui monumenti saremo noi

Scleridonio

il tramonto, immersi nella natura, induce a struggimento e tristezza, simbolo istintivo di una fine, tra colori e attività vitali che lentamente si spengono

per l’occhio attento però è anche avviso che nasce un’altra notte e molte esistenze nella penombra iniziano la loro ricerca, spinte da attesa e desideri

proprio quando ti fermi a pensarci stai in realtà precipitando nella complessità

 

Slivoconda

Perché la gallina, che senza dar nell’occhio

si mangia il vermetto che sbuca dalla terra bagnata,

è tanto rassicurante nei confronti del falco

che ghermisce alla fine del suo rischioso precipizio?

Non sia mai che ci viene naturale identificarci in una bianca colomba

e molto meno nel familiare profilo del verme?

 

C’è poco di eterno e originario nella nostra percezione, forse,

“il punto d’osservazione non è neutro” affermerebbe Francesco Amadori

 

…. e quel che mettiamo noi nel piatto modifica anche il nostro

modo di interpretare il mondo e di assegnare patenti morali

 

al contrario l’estetica, che nulla ha a che fare col cuore, resta sciolta dal piatto,

il falco rapisce ed emoziona, la gallina la spostiamo gentilmente con il piede per passare

il panzer tedesco Tigre è bello, il carro armato statunitense è buono

 

Cartella clinica

Ogni mattina inizio a lavorare alle 8

faccio il poeta

alle 10,30 mi prendo un caffè (15 minuti)

pausa pranzo dalle 13 alle 15

e poi dritto fino alle 18,30, ogni giorno

 

ma non tutti i giorni della settimana

sabato e domenica liberi (e faccio anche un sacrosanto mese di ferie all’anno!)

 

qualcuno mi critica ma io lascio perdere, quelli mica s’intendono di poesia