Terapia collettiva

Al compleanno in alternativa

evitando l’umiliante deriva

dell’unico merito d’esser nati

propongo di venir tutti premiati

 

all’ingegneria ispirandoci sociale

già che l’essere ignorati è il più gran male

stringiamci in coorti di 365 fanti

o community, se vogliam parer più avanti

 

nel giorno di ciascun lodi saranno

miste a pie indicazioni esortative

riconoscendo pregi, meriti e alti voti

non men veri di quanti ora dai media attribuiti

 

certamente avrete intuito già a fortiori

che di coorti altre 365 convien di fare

e ogni giorno di ciascuna vivamente decantare …

e di seguito definir altri livelli superiori

 

magari il rimedio non vincerà tutti i confronti

ma incalzando la strage della demenza artificiale

qualche nuovo posto possiam di lavoro rimediare

anche solo per far quadrar tutti quei conti

 

Aleròtopo

Lontana sei da lungo tempo

e il mio bene più prezioso

è la tua assenza

 

ora con attenzione provvedo

che a notte tutte le porte sian

ben chiuse

 

mi sorveglio perché rapporti

non mi stringano e mi distraggano

dal ricordo

 

così son tranquillo contemplando

il vuoto che hai lasciato

ed il silenzio

Passatempo

Metafora, metafora, perché m’incalzi

perchè mi mordi le calcagna?

Mi proponi l’ultimo istante di un tramonto

e mi chiedi di contrapporlo al giorno

 

ma quello scivolare nella notte è solo

parte, forse la più struggente

proprio come la morte è parte della vita

anche se le vite non susseguon come giorni

 

funziona bene il cervello conoscendo

che a quel tramonto succederà altro giorno,

molto meno se è coinvolto lui pure

nello spegnersi misterioso e definitivo

 

si confonde, vede la morte per contro della vita

e infatti dall’antico a suoi propri dei l’ha dedicata

par quasi che la logica di un cervello che muore

si trasformi, trasmigri e scivoli nel cuore

 

quandanche fosse utile un’alternativa seria

in opposto alla vita ci può esser forse il nulla? …

se riesci a convincerti che l’antitetico sia quello

già di me molto più sei fortunato

Vintage

Eran così carini gli sturalavandini

quelli col bastoncino in legno intendo

e la ventosa rossa in gomma

tanto semplici e tanto convincenti

 

ovviamente funzionavan poco

e come gli asinelli per i carretti

tu potevi scuotere e forzare

ma a stancarsi non eran certo loro

 

se non ci provi, non te la da nessuna

ma se non vuole puoi pure lasciar perdere

così diceva zio Pietro grattandosi la gola

meglio di molto un bicchiere in osteria

 

adesso ci sono pressopompe ad aspirazione

strumenti tecnici ad alta precisione

zio Pietro se n’è andato ed anche le osterie

e a donne ed asinelli io non penso più

Minestra

Qui da noi, in ogni paese

c’è una casa assoluta e

singolare, abitata da tutti,

inesorabilmente rispettata

 

se tutti i viventi iniziano

col primo lor respiro

e finiscono con l’ultimo,

per entrar nel gregge

 

e per uscirne di la si passa,

porta dell’appartenenza al mondo,

celebrando come si può

nel santo nome del buon dio

 

tra le volute dell’incenso

matureranno punte commuoventi

e guai erotici asimmetrici

confusi e veloci, come usa nella vita

 

ignorare vorrei tanto

e farmi spuntare ali da angioletto,

di più l’accetterei se fosse tragico,

invece è così, ridicolo e imperfetto

Pace inferiore

Sul golgota delle mie rinunce pigre

son sempre in lite giornate tristi e allegre,

vanità barrisce, iroso elefante, e

presunzione, ruggente feroce tigre,

fanno scorrere fiumi di terrore

nell’arido nulla dei miei piatti abissi

 

da riva seguo invidioso con lo sguardo

il giovane pescatore che si tuffa

in profondità a censire la sua nassa

e rispunta sorridente tra le onde

stringendo nella mano un’aragosta rossa

 

il vomere torvo dei miei pensieri

sui campi conosciuti passa e ripassa

ma strasapute son le sorprese d’ieri

neppur l’ombra del rosso nella mia nassa …

in questo tempo confuso e promettente

riprendo il passo cullando dolcemente

le fiere mie, fide amiche del mio niente