la sfuggente creatura transitoria che nulla nell’orto dell’etica coltiva e dell’estetica mai passeggia nel parco si sente elegante dentro qualsiasi vestito e tronfio empatia sfoggia pacchiana per adombrar l’essenza fortuita di figliastro mutamente esigendo ascendente e fama: è quell’anima trista del buonastro preferisce navigar indiscutibili mari cultura, sindacato, palcoscenico e istituzione, esibisce ed illustra, si promuove fingendo d’esser messo alle strette, di non aver proprio scelta, un santo dalla curiosità tradito dei peccatori uno scontroso affogato nella benevolenza del popolo: mai giudica il buonastro e tutto perdona alla gente alliscia e accarezza ma non più di quanto serve, di quanto serve a lui, naturalmente
