Quanti buonastri!

la sfuggente creatura transitoria
che nulla nell’orto dell’etica coltiva
e dell’estetica mai passeggia nel parco
si sente elegante dentro qualsiasi vestito
e tronfio empatia sfoggia pacchiana
per adombrar l’essenza fortuita di figliastro
mutamente esigendo ascendente e fama:
è quell’anima trista del buonastro

preferisce navigar indiscutibili mari
cultura, sindacato, palcoscenico e istituzione,
esibisce ed illustra, si promuove fingendo
d’esser messo alle strette, di non aver proprio scelta,
un santo dalla curiosità tradito dei peccatori
uno scontroso affogato nella benevolenza del popolo:
mai giudica il buonastro e tutto perdona alla gente
alliscia e accarezza ma non più di quanto serve,
di quanto serve a lui, naturalmente

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