Anatomia della fragilità

Polderico e Luvengardo eran forti come querce,
in un villaggio ben sperduto tra le valli di Cermania
questa era qualità molto apprezzata e rispettata

fortunatamente per il villaggio, tra i due c’era intesa
e tutti si rivolgevano a loro per consigli ed arbitrati,
la forza dà saggezza e loro non ne facevano mancare

c’erano due feste principali ad inizio primavera e a fine autunno 
e negli ultimi anni l’attrazione maggiore era la gara tra i due,
un combattimento con grossi pali che richiedeva forza ed astuzia

Polderico era convinto della superiorità del fendente verticale
Luvengardo non aveva rivali nel menar colpi in orizzontale 
Ofelindo, un giovane magrolino e silenzioso, aveva notato

che la vittoria si alternava andando ora all’uno ora all’altro.
Egli cominciò a vivere appartato e spesso in raccoglimento
ai piedi d’un palo verticale a cui aveva fissato un altro orizzontale

si univa ai compaesani solo nei casi più tristi e in quelli più gioiosi
e faceva dei gesti rituali ora sul morto ora sull’infante che vagiva
spiegando che qui noi s’era di passaggio e la vera vita stava in cielo.

Con l’andar del tempo, Polderico, Luvengardo e gli altri presero a consultarlo 
quando c’erano questioni complicate, di lui avevano considerazione
e s’inchinavano rispettosi passando davanti ai suoi due pali incrociati 

Così Ofelindo, il sintetico, riuscì vincitore senza mai combattere una gara

3 pensieri riguardo “Anatomia della fragilità

Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close