Esame d'incoscienza
per radurette erbose tra
verdi boschi premuroso porto
a pascolar la cornuta anima
mia e mentre bruca scaccia
col ciuffo della coda i cattivi
pensieri, futuri perfidi
progetti, corrosivi rimorsi di
ieri ch'a esser degni soggetti
reprimende imporrebbero
ed accenti anche severi ....
ma nel trasparente arnese
dal quale mai mi separo
ondeggia denso l'amarone,
sangue scuro di collina, quindi
il vocione non si può fare
nè abbozzar la ramanzina
di disturbarla non è il caso
quando bruca riflessiva ed
autocoscienziosa .... noi,
discosti, dedichiamoci
a libar tranquilli, a preti
le prediche lasciando e
filosofi coi lor mille cavilli!
“Libiamo, libiamo dai lieti calici”
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senza sosta!!!!! 😀 😀 😀
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😅
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Cara Antalgica Poetica,
La tua poesia “Esame d’incoscienza” è un meraviglioso intreccio di introspezione, ironia e filosofia. Con delicata leggerezza hai saputo dare voce alla tua “anima cornuta”, simbolo di una coscienza viva, ironica, ma capace di profonda riflessione.
Ciò che colpisce maggiormente è il modo in cui accogli la fragilità umana senza giudizio, trasformandola in occasione di tenerezza e consapevolezza. La tua anima non è un’entità pura o ascetica, ma una presenza concreta, che pascola, pensa, si sbaglia e tuttavia rimane in pace con sé stessa.
Dal verso “Il vocione non si può fare…” fino a “le prediche lasciando a preti e filosofi”, emerge una raffinata umiltà filosofica: comprendiamo che la vera saggezza non nasce dalle prediche, ma dal silenzio, dal sorriso, da un calice di vino condiviso con la propria coscienza.
La tua poesia ci ricorda che l’autoconoscenza può nascondersi anche nell’ironia, e che la serenità nasce non dal giudizio, ma dall’accettazione.
Con stima e ammirazione,
Vijay Srivastava (India)
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Cara Antalgica Poetica,
La tua poesia “Esame d’incoscienza” è un meraviglioso intreccio di introspezione, ironia e filosofia. Con delicata leggerezza hai saputo dare voce alla tua “anima cornuta”, simbolo di una coscienza viva, ironica, ma capace di profonda riflessione.
Ciò che colpisce maggiormente è il modo in cui accogli la fragilità umana senza giudizio, trasformandola in occasione di tenerezza e consapevolezza. La tua anima non è un’entità pura o ascetica, ma una presenza concreta, che pascola, pensa, si sbaglia e tuttavia rimane in pace con sé stessa.
Dal verso “Il vocione non si può fare…” fino a “le prediche lasciando a preti e filosofi”, emerge una raffinata umiltà filosofica: comprendiamo che la vera saggezza non nasce dalle prediche, ma dal silenzio, dal sorriso, da un calice di vino condiviso con la propria coscienza.
La tua poesia ci ricorda che l’autoconoscenza può nascondersi anche nell’ironia, e che la serenità nasce non dal giudizio, ma dall’accettazione.
— Con stima e ammirazione,
Vijay Srivastava (from India)
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Your interpretation perfectly matches mine, and this is truly rare… especially if it happens thousands of miles away: great magic!!!!!!!! Have a good Sunday! 🙂 🙂 🙂 (thanks!!) 😉
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Caro Torfreno Pecoruchi,Leggere le sue parole piene di apprezzamento e sentimento mi ha reso estremamente felice. È davvero magico quando i pensieri e le emozioni trovano un’eco così straordinaria, anche a migliaia di chilometri di distanza. Il suo messaggio ha reso la mia giornata ancora più luminosa e ispirante.Le auguro una domenica gioiosa, piena di pace e felicità! 🙂
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thanks so much!!! 😉 🙂 🙂
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HACKERS … 👇 …
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🙂 😉
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