Fra crepe presunte, sognate e arrotolate,
e lacerazioni, anche sanguinanti, di varia misura
aquiloni e palloncini tinta pastello
che vagano inquieti nel cielo più blu,
mi aggiro indegno e di sdegno quindi degno
tra fuochi mai accesi
e lattiginose nebbie spazzate via
sospirando zoppicanti formulette scaramantiche
“fa che l’arnese mai s’impressioni
che resti baggiano e ribaldo com’è
bandiera della vita,
figlio indifferente della stupidità”
