Ne uccide più la grazia ….

m’hai tumefatto l’anima
con le tenerezze tue rimate,
straziato il cervello e stritolato
con acutissime metafore,
il senno folgorato con inaudite
metonimie, caustiche ed ardite,
l’ingenua fede mia di bimbo polverizzato 
togliendo le brache all’onnipotente
e disseccato l’ultramontan nepente,
falciato le mie robuste gambe
con argute e astiose ditirambe ….

e or mi arrivi per dirti sfiduciato e amaro,
pentito di vivere, affondata nave del corsaro
incerto, tremante e cieco?

Ma sai che ti dico, oh mio poeta,
mio maestro dell’anima e del cuore? ….
…. anzi no, nemmeno te lo dico,
non te lo sei proprio meritato!!
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