ora posso contemplarti trasognato perché non sei più il mio incubo, ero accecato dal nero di seppia da spuntoni graffiato di stoppia dai miei successi deluso e dai soldi eccitato da zoppi disegni ribaldi son gli affetti del quotidiano mondo che galleggiano fra le onde del tempo muri e porte del mio rifugio mentale riferimenti di riferimenti ormai latenti, manco d’acume, d’arguzia ed incerto è il passo, noioso il pianto di trasferimento glorioso l’arcangelo si presenta nella luce all’anima reticente, falsa e anche truce non c’era appuntamento od accordo, mio signore, solo una vaga spinta interiore, ho intuito la tua precarietà dovuta al torto d’esser per tanta forza e potenza già morto
