Confessione d’un comunista romano

da Capalbio Rivegauche dai sinistresi ombrelloni
ho tratto un pugno di sabbia per facilitare
la vocazion mutualistica italian correct style
e sabotare qualsiasi sassone efficace meccanismo
purchè una almeno mediterranea virtù risplenda

ho confrontato il mio sfuggente stato di coscienza
con il ferial semifestivo della presente assenza
e la cifra discreta e furtiva del temporale estivo
la flebile allusion del trombone ed il ricorso
al tribunal celeste dove si tratta d’eterne pene 

obliqua anima, cuor latitante, vuote inutili parole
che sull’equivoca bilancia pesate come un raggio di sole,
appoggiai la rivoluzion borghese, votai per il nulla
mi confusi in lista con porcellane di piattini e tazze
diffondendo il verbo dell’arguzia et simili vaghezze

2 pensieri riguardo “Confessione d’un comunista romano

  1. elcieloyelinfierno luglio 27, 2020 — 7:41 pm

    Entrata meravigliosa e sottile; più che satira All’interno del letame, la brillantezza di ciò che, anche usa e getta, non costituisce un ostacolo al percorso di un’accurata divulgazione. I migliori saluti.

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