Eia, eia, culaziòn!

mille e mille orgasmi or sono, cerbiatto boschivo,
quando il degrado era solo un rischio remoto
e al sacro officio devotamente pio mi dedicavo
il fiotto come preghiera s’involava dallo scroto

la vista dell’altare d’improvviso s’offuscava
e selvatico un divino erotico sentimento 
accarezzava il distante dio di riferimento
e’l mistico afflato l’ali ampie dispiegava ….



l’aspro tempo trascorso e la ripetuta onda
hanno infeltrito gli orpelli, diradato il mistero,
tramutata s’è quell’estasi vitale e profonda
in talismano supplice, quasi pavido scongiuro

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