La destra mano

la voluttà di fingere, di scomparire l’eccentricità
del desiderio l’assoluta improponibilità di guarire
sul mai conquistato mar ci si misura del gratuito
un cactus era l’albero maestro ed il cipiglio antalgico

filantropicamente erogeno quell’ombelico spurio
esotiche richiamava coloniali letture enfatiche
e sfumature sdrucciole splendevan nelle chiacchiere
dormimmo notti arabiche sfiorando negre natiche

disprezza e oltraggia, coscienza d’amico travestita
soggiaccio nervosamente ai tuoi ardui capi d’accusa
pronto come l’artiglio d’un gatto che finge e fa le fusa
al facondo proditorio attacco della tua morale astrusa

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