La trattoria dei lavoratori anche brutto e cattivo sarò riguardo all’altare più alto del riflettere sull’homo, ma se devo comparare il rischio degli scarsi dell’autore aggiunti i vizietti degli attori, messi in croce dagli arredi e dall'originale punto di vista del regista, al netto poi della presenza di spettatori con acuto spirito d'osservazione ad alta voce, non ho dubbi: preferisco pagare il biglietto del teatro nelle trattorie alla buona, quelle dei lavoratori il confuso e rumoroso palcoscenico dopo due minuti va chiarendosi offrendo trame parallele sviluppate da personaggi cuciti nella parte, ispirati davanti a minestroni e insalate, fra lor mischiati e significanti a recitare è invece obbligato lo spettatore e fingersi immerso fra protagonisti e comparse, clandestino può infilarsi nei dialoghi altrui e lasciarsi sfuggire un sorriso mai però un applauso o un fischio, soprattutto sarà ben difficile seguir dei più dotati l'evoluzione artistica nel prosieguo di carriera interpretano l’esistenza bonariamente geniali sorseggiano la coincidenza dell’essere con l’apparire, dolcemente polverizzando qualsiasi senso della misura, ecco prìncipi ambigui, regine troneggianti, non timide belle disadorne e sussultanti narcisi … il biglietto, nemmen dirlo, comprende anche il bicchiere e il piatto: a volte davvero benedetti, conditi d’imprevedibile, quotidiani, umili e frugali, inflazionati ma necessari, almeno quanto noi
