La trattoria dei lavoratori
anche brutto e cattivo sarò
riguardo all’altare più alto
del riflettere sull’homo,
ma se devo comparare
il rischio degli scarsi dell’autore
aggiunti i vizietti degli attori,
messi in croce dagli arredi
e dall'originale punto di vista del regista,
al netto poi della presenza di spettatori
con acuto spirito d'osservazione ad alta voce,
non ho dubbi:
preferisco pagare il biglietto del teatro
nelle trattorie alla buona, quelle dei lavoratori
il confuso e rumoroso palcoscenico
dopo due minuti va chiarendosi
offrendo trame parallele sviluppate
da personaggi cuciti nella parte,
ispirati davanti a minestroni e insalate,
fra lor mischiati e significanti
a recitare è invece obbligato lo spettatore
e fingersi immerso fra protagonisti e comparse,
clandestino può infilarsi nei dialoghi altrui
e lasciarsi sfuggire un sorriso
mai però un applauso o un fischio,
soprattutto sarà ben difficile seguir dei più dotati
l'evoluzione artistica nel prosieguo di carriera
interpretano l’esistenza
bonariamente geniali
sorseggiano la coincidenza
dell’essere con l’apparire,
dolcemente polverizzando
qualsiasi senso della misura,
ecco prìncipi ambigui, regine troneggianti,
non timide belle disadorne e sussultanti narcisi …
il biglietto, nemmen dirlo,
comprende anche il bicchiere e il piatto:
a volte davvero benedetti,
conditi d’imprevedibile,
quotidiani, umili e frugali,
inflazionati ma necessari,
almeno quanto noi
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