L’estraneità e fingere ad ogni dunque che la propria vita sia quella evidente anche fottendosene che i parametri proprio non si somiglino l’ingenuità di chi vive nel malanno è pari a quella dell’affamato: per un pezzo di pane cambio nome a mia madre cieco mi fingo per una crosta di formaggio qualche problema in più s’incontra nell’esprimer sentimenti forse perché essenziali son essi pe’ gli altri ma non per chi vive e riflette da specchio su deformate immagini riflesse ….
