i tuoi vicoli stretti conosco e tortuosi
le tue scalinate in viva pietra
i crocicchi quasi intimi pensieri
la tua pavimentata larga piazza
con i portici scuri intorno, occhi discreti
io che m’arrabbio davvero
e mi riappacifico solo per bon ton
ho architetture più scarne
meno ospitali, ma sicure e diuturne
il fossato e un cigolante levatoio
il dispotico sdegno per il ripetuto
sfregiato ha il mio allusivo e l’arguto
perciò vorrei abbandonar la mia torre
e diventare il signor del tuo borgo,
fascinoso e libero accrocchio d’anfratti
