ciascun c’è per noi una raduretta, spelacchiata e stretta non verde né alberata ma ventosa e striminzita, rubata all’immateriale uman tutto convenzionale, i cui confini sono l’inconfutabile nostra inutilità e l’assillo logico-lessicale che noi pur sempre siam quest’unica futile chance concessa, per voler di chissachì o chissacosa le supposte sconfinate praterie, abitate da essenze spirituali postergazioni di preziosissimi riconoscimenti e regali anche sessual-canori, immacolate piume, celestiali erezioni umane misere metamorfosi o alchemiche transustanziazioni corrosi vecchi trucchi son, che nessun hanno mai convinto e tutt’al più appaiono come felicità su un muro dipinto la nostra, l’unica frugale felicità è concesso di costruire adoprandoci quotidianamente, non sempre allegramente, tra disorientamenti e sospiri, bestemmie e mancamenti solo in quella che si diceva angusta sfuggente dimensione …. ma a guardar bene è un’appassionante sfida e dolce e nemmeno è richiesta la nostra firma in calce

ma questo è ottimismo! 😀
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mah …. a parer di Deboroh (io faccio solo da passacarte) pare che sia il massimo dell’ottimismo consentito – ipse dixit
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dov’è Debby? sarai mica il narratore?
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ma lui son anni che è invisibile!!! 🙂 🙂
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oddio… Debby è l’essenziale!!! 😀 😀
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