L’immensità dell’infinitesimo

qui seduto sulla battigia consumata
dalle voglie di peccato al falò d’una nottata
sciolto nell’orizzonte di questa fine estate
di crocere rimandate e derive risapute,
squalo mi sento di melmosa palude
delfino d’alpeggio d’erbe profumato
pescegatto svogliato dai topi rosicchiato
e murena invelenita dal tedio della vita ….

ma si capisce che non ho sofferto molto
perché nei pensieri m’arruffo famelici di ieri
sedotto a immaginare una fumante lasagna
ma sì, l’anno prossimo prenoterò in montagna
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