Pace inferiore sul golgota delle mie rinunce pigre litigano giornate tristi e allegre, vanità, famelica leonessa inquieta, e presunzione, ruggente tigre, generano vorticosi fiumi di sopore nell’aridità dei miei piatti abissi invidioso da riva guardo attento il giovane pescatore che si tuffa in profondità a censir la sua nassa e riemerge sorridente tra le onde stringendo in mano un’aragosta rossa il vomere torvo dei miei pensieri sull'agro risaputo passa e ripassa, vecchie cere son le sorprese di ieri e dispettosi spettri nella mia nassa ... nel tempo grigio e perciò promettente dell'oggi abdico ai lussi della scienza i banali dubbi assumendo dell'ignorante
