zia Elvira era la preferita di noi nipotini viveva sola, diceva, insieme a nove gatti ma ai più grandi non negava di concedersi al cauto uso del gatto a nove code, ma non da sola; ella gestiva la sua natura ribelle con morbida pacatezza e incalcolabile fu la sua perdita per noi e l'umanità tutta splende in un passato abbastanza lontano un Natale che lei trasformò in seminario sull'idiomatica della comunicazion salottiera e svolse la sua tesi iniziando dalla singolare somiglianza tra il "caval donato" e il muliebre "dono d'una cavalcata", sostenendo che solo ad un asino sarebbe potuta sfuggire la non infima concettual differenza concluse, ancora tutti ben ricordiamo, mettendoci in guardia verso argomenti che poggiano su due identici perni verbali: c'è modo e modo di relazionar la bocca e 'l veleno: circa il "boccone avvelenato" nulla c'è da temere ma se capita invece un "bocchino al veleno", meglio rallentare immortale zia Elvira che riappare fulgida ad illuminar la mota magmatica dei cretini protagonisti di tutto, costituiti di volgarità, gestiti da noi spavaldi col telecomando e se appena per errore compar l'intelligenza si chiude, come soleva far col giullare il monarca medieval-cortese: se cominci a dir di serio, te ne vai dritto in prigion e poi sulla forca!
