il biglietto

Sarò anche brutto e cattivo riguardo all’altare più alto del riflettere sull’homo

ma se devo comparare i rischi delle magre dell’autore

aggiunti i vizietti degli attori, messi in croce dagli arredi e dal regista,

limando infine sulle presenze circonvicine eventualmente,

non ho dubbi, preferisco pagare il biglietto in trattoria.

 

Gli avventori sono attori coscienti nemmeno più che tanto

epperciò disarmanti interpreti di loro stessi,

ispirati da minestroni e insalate, macedonie e peperonate

si mischian fra di loro, democraticamente distribuiti nei tavoli

 

E l’occhio s’aggira senza dare a vedere fra generi e topoi, protagonisti e comparse,

appena si ferma può indagar discretamente il di ciascun “quel che vorrei che sono” …

chi se la ricorda l’angosciante sfasatura del professionista che non è più quand’è quell’altro?

Questi concittadini recitano l’esistenza bonariamente geniali

nuotando nella coincidenza dell’essere con l’apparire,

polverizzando dolcemente qualsiasi nostra certezza,

prìncipi ambigui, regine troneggianti, belle disadorne, sussultanti narcisi …

 

Senza dir che il biglietto comprende anche il bicchiere e il piatto

oh, a volte davvero benedetti, conditi l’un e l’altro d’imprevedibile,

quotidiani, umili, frugali, inflazionati ma necessari,

almeno quanto noi

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