Ego me absolvo giocator d'un poetico poker sono incallito e dal mio volto per puntare a vincer tutto ho sfrattato l'espressione come da progetto del tempio di banalità di cui sono architetto la pietà mi pervade solo se perdo e mi presto dolci cure e gran conforto dio incolpando per quanto gira storto tutto obliando al successivo azzardo i libri dei saggi le poesie ed i romanzi sono poste che mi gioco impunemente sublime lor grazia converto in cene e pranzi, ogn'altra nobile velleità del tutto è assente sorvolo seduto al tavolo sul senso dell'amore per me l'infingere val molto più che respirare passione ostento, imbroglio e mento recidivo ed il mio più grande bluff è sembrar vivo

Passo
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