Il portavoce
la voce mia seduce
e guardar so in tralice,
ho cavalcato di tutto
insieme ai miei prodi
affrontato mari
e deserti come c’addice
paura di nulla,
digerito ho anche i chiodi.
fingo e attingo, plagio e contagio,
incarno il deteriore senza agitarmi,
dalle frasi fatte che rendon tutto banale
sedotto, m’atteggio a padre priore
d’un abbietto convento, rimetto colpe
e peccati, faccio il bene col male,
con avverbi e proverbi
la speranza reprimo
per far splender grettezza
nell’arcobaleno ….
gl’inquieti spettri degl’animali
abbattuti, macellati e scuoiati,
c’inseguono ormai solo curiosi
della ragione dell'infinite lor pene,
l'eresia della carne e del sangue ....
serve qualcuno che spieghi,
magari assertivo, l’alto magistero
di chi dio s’è inventato, processioni
e preghiere, già inculatorie, bontà e
retta coscienza ma dell’argento
e dell’oro non riesce a far senza
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